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Dio di illusioni

Appena finito di leggerlo e già ti mancano i personaggi: se questo accade, è un buon libro. Ed è esattamente quel che è accaduto a me con questo libro di Donna Tartt. Scoperto un pò in ritardo, rispetto almeno al “caso editoriale” di dieci anni fa, ho amato questo libro per molti motivi.

La trama è molto semplice: gruppo di studenti in un college americano, tutti molto raffinati, ricchi e viziati, inizio- metà anni ottanta (lo si capisce da qualche riferimento), un insegnante di letteratura classica differente da tutti gli altri, in un rapporto speciale con i suoi studenti, che lo mitizzano, lo elogiano, ne fanno il loro punto di riferimento… nello studio, ma anche e sopratutto nella vita…ma, il lettore non s’inganni: non si tratta di una riedizione de “L’attimo fuggente”, anzi. E’ esattamente il contrario… ed è questo che rende il libro, molto controverso quando uscì, particolare e che forse, proprio per questo, mi ha attratto e conquistato.

Se dovessi usare una sola frase per descrivere questa storia, userei quella che riecheggia in gran parte del libro: “La bellezza è crudele”.

 

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Qualcuno con cui correre

Ci sono libri che, quando si arriva in vista del finale, vorresti non separartene mai. Come se i personaggi, le strade, i suoni, gli odori fossero così reali e così concreti da sentire una stretta al cuore nel momento in cui si deve partire per un altro luogo, lasciando storie e amici indietro.

Questo è esattamente il caso di “Qualcuno con cui correre” di David Grossman. Sono arrivato alle ultime venti pagine sapendo che presto mi sarei dovuto separare da Assaf, Tamar, Shay, Dinka, Teodora, Leah… e tutti gli altri.

La storia si svolge in pochissimi giorni (tre), ma contiene tante digressioni che alla fine si entra nella vita di Tamar e di Assaf per qualche anno e se ne conoscono storie familiari e personali complesse e talvolta misteriose.

Attraverso Assaf e Tamar si scopre una Gerusalemme e un Israele che non ti aspetti, descritto come un luogo “comune” (per quanto possa essere comune un luogo come la Palestina e Israele), popolato di personaggi di tutti i generi: dalla suora ortodossa che non ne voleva sapere di essere suora , all’affarista senza scrupoli che sfrutta il talento per derubare la gente, al trafficante di stupefacenti, al ragazzo col sogno di fare l’astronomo, al pizzaiolo, al poliziotto… Un viaggio tra vicoli, conventi, vecchi ospedali riconvertiti in ostello-prigione per giovani artisti, al ristorante di Leah. Sembra proprio di esserci realmente.

Da parte mia ho scoperto uno scrittore che non conoscevo. E che mi ha davvero colpito, tanto che presto leggerò un altro suo romanzo. Tra l’altro, in genere cerco di leggere i libri nella lingua in cui sono stato scritti (se si tratta di inglese o francese, beninteso), ma questa volta ho ceduto all’edizione italiana e devo dire che non me ne sono affatto pentito. Il libro è scritto magistralmente e tradotto altrettanto bene, con una ricchezza di linguaggio che, talvolta, nella traduzione va persa.

Dieci e lode.

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La vita di Lisey

Finito di leggere questo libro di Stephen King. Adesso, tra parentesi, mi mancano solo “duma key” e “doctor sleep”.
Poche parole per quanto riguarda “la storia di Lisey”. Non male, però, per almeno metà del romanzo, King sembra menare un pó il can per l’aia… Ed il tema del libro è un po’ la doppia natura dello scrivere e dello scrittore, dal punto di vista, stavolta, di un figura femminile, la moglie di un famoso scrittore, Scott Landon, che ha un’infanzia e un passato da vittima di una strana “malattia” di famiglia, tra follia e amore malato.
In sintesi: sembra qualcosa di già letto, una trama in parte già sentita… Ma il talento di King nel rendere credibile ciò che non può essere (talento dei veri scrittori) salva tutto e rende “la storia di Lisey” un libro decente e che sicuramente non vi deluderà.

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The dome

“The dome”, per qualche strano motivo, era uno dei due libri di Stephen King che non avevo ancora letto (l’altro è “doctor sleep”, che sto leggendo).
Se dovessi condensare in una frase ciò che penso, sarebbe: buono l’incipit, meno buono il finale.
C’è da dire che, almeno da quel poco che ho visto, lo storyline del film Tv tratto dal libro non ha molto in comune con il libro stesso. E questo è un punto a favore del libro.

La serie TV mi ha annoiato intorno al decimo minuto del secondo episodio… però mi era rimasta la curiosità di leggere il libro. Detto, fatto.

Dicevo: l’inizio (e la storia fino a 3/4 del libro) è buona. Poi il tutto accelera in modo brusco e lascia un senso di fretta: si condisce la storia con un pizzico di mistero alieno, il cattivo cattivissimo di turno, lo psicopatico, ecc. Quindi gli ingredienti ci sono tutti, compreso il trio di ragazzini intelligentissimi che ha fatto la fortuna di tanti altri romanzi di King e che, però, qui viene un pò “sotto utilizzato”. Forse perché ci sono troppe storie aperte e personaggi da seguire?

Il finale poi si dipana troppo in fretta. E questo è, secondo me, il difetto più grande. Delineare un romanzo corale e poi risolverlo con un finale abbozzato, lascia un pò l’impressione che l’autore non sapesse come concludere e risolvere tutta la vicenda.

Lo consiglio? Si, anche se non è il migliore di King.

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Le vite impossibili

Ogni tanto, in media una volta al mese, faccio un salto qui, per scrivere qualche amenità o magari vedere se riesco a riprendere le fila di un discorso.
Oggi passo da qui per consigliarvi un libro che ho letto di recente e che è stato un’autentica sorpresa. “Le vite impossibili di Greta Wells” di Andrew Sean Greer.

Antefatto: avevo letto che Madonna voleva trarre da questo libro un soggetto per un film (e, nonostante i miei stretti contatti con la Ciccone, non sono riuscito a sapere se realmente tornerà alla regia con questo soggetto) e avevo comprato questo piccolo libro, scaricandolo sul mio fedele Kindle e lasciandolo lì per un bel pò.

Ho quindi iniziato a leggerlo un giorno che pioveva e che mi giravano un pò (il 90 per cento dei giorni, pertanto). All’inizio ho pensato “che banalità”. Sembrava la storia drammatica (e basta) di una tizia di mezza età di fronte alla solitudine. Ma poi, al primo “colpo di teatro”, la storia, anzi le storie parallele, si dipanano e si comincia davvero a viaggiare nel tempo e, letteralmente, tra dimensioni diverse.

I personaggi sono tutti ben caratterizzati e la banalità che si può avvertire nelle primissime pagine si esaurisce ben presto.

Non mi resta che consigliarvelo. Una lettura un pò diversa e, se fate come me, potete divertirvi a immaginare chi potrebbe interpretare chi in un possibile film di Madonna.

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