Ship to wreck

L’Italia è un paese razzista, anzi, xenofobo? Una risposta pacata sarebbe “sicuramente no!”. Una risposta un pò più immediata, “de panza”, sarebbe “si, purtroppo”. O meglio: c’è una “minoranza” di quelli che sono stati (giustamente) rinominati “fascidioti”, “fascitalioti” o “fascioleghisti” (sono termini intercambiabili) che tende a spingere perché la loro minoranza diventi una “maggioranza (poco) silenziosa”, spargendo con ogni mezzo il loro morbo e all’occorrenza anche un pò di benzina ad alto numero di ottani sul fuoco.
Quello che è successo negli ultimi giorni è sotto gli occhi di tutti: a Roma caput mundi e nel Veneto profondo sono arrivati un certo numero di migranti, gente che, è bene dirlo a chiare lettere, scappa da situazioni che nessuno può neanche lontanamente immaginare e, con un tempismo da professionisti consumati, ecco le solite rappresentanze fascidiote di casapound e della Lega che si danno fare per aizzare chiunque, dalla casalinga al padre di famiglia al disoccupato allo spacciatore di quartiere (italiano da almeno sei generazioni) contro questi pericolosi soggetti, armati soltanto di sé stessi e di tanta disperazione.
E il giorno dopo, dai pulpiti di certi telegiornali biscionati (ma non solo), ecco le testimonianze impaurite e lacrimanti della casalinga, del padre del famiglia, del fascidiota di turno condannato per direttissima da questo “Stato ingiusto e tutto a favore dei migranti”, che affermano che gli esponenti delle forze dell’ordine sono stati rudi, hanno addirittura sollevato da terra delle donne che si erano sedute per terra a sbarrare la strada ai migranti, hanno spintonato, strattonato…
Risultato: nel Veneto la gggggente (con minimo tre “g”) s’è fatta “giustizia” da sola, bruciando materassi e altri suppellettili destinate all’accoglienza dei migranti, gettando a terra il cibo che doveva servire loro. Cose senz’altro degne di un paese, l’Italia, che un tempo ormai lontanissimo veniva descritto come una delle culle della civiltà. A Roma caput mundi, invece, per ora vince il buon senso e il senso dello Stato: il Prefetto, GIUSTAMENTE, ha messo in chiaro che non comanda casapound o i fascioleghisti, ma c’è un governo, ci sono delle regole, queste vanno rispettate e dunque i migranti vanno dove devono andare, piaccia o non piaccia.
E che tenerezza il Toti forzitaliota di turno, che ebbro di cavalcare l’onda mediatica, si sente in dovere di precisare che “il governo deve risolvere il problema degli sbarchi”. Siamo tutti d’accordo, caro Toti. E, allora, perché non scendi dalla tua “amata Liguria” verso le rive dell’Italia del sud e non intercetti qualche barcone di migranti e non chiedi loro se per favore non potrebbero tornare indietro, perché proprio per loro non c’è posto?
Infine, io abito in un paesello di 6000 anime, in provincia di Firenze, che ha accolto una dozzina di migranti, a cento metri da casa mia. Pochini è vero, si può fare di più. E danno così tanto fastidio che mi sono accorto della loro presenza grazie ad un articolo di un giornale locale che riferiva dell’invito a loro rivolto di partecipare ad un torneo di calcetto.
Le stesse rappresentanze fascioleghiste si sbracciano contro l’Europa dei Draghi e delle megere sotto mentite spoglie (leggi: Merkel) che vogliono succhiare il sangue ai greci. E, invece, di fronte alla disperazione di chi scappa da guerre, torture, soprusi, chiude gli occhi, anzi, s’inventano un nuovo sport nazionale, quello di bruciare materassi, lenzuola, distruggere anziché costruire.
No, non mi avrete mai. Io starò sempre dalla parte dei più deboli. SEMPRE.

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