Archivi del mese: luglio 2015

Perdersi dietro casa

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Talvolta i paesaggi più belli sono dietro casa.

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Ship to wreck

L’Italia è un paese razzista, anzi, xenofobo? Una risposta pacata sarebbe “sicuramente no!”. Una risposta un pò più immediata, “de panza”, sarebbe “si, purtroppo”. O meglio: c’è una “minoranza” di quelli che sono stati (giustamente) rinominati “fascidioti”, “fascitalioti” o “fascioleghisti” (sono termini intercambiabili) che tende a spingere perché la loro minoranza diventi una “maggioranza (poco) silenziosa”, spargendo con ogni mezzo il loro morbo e all’occorrenza anche un pò di benzina ad alto numero di ottani sul fuoco.
Quello che è successo negli ultimi giorni è sotto gli occhi di tutti: a Roma caput mundi e nel Veneto profondo sono arrivati un certo numero di migranti, gente che, è bene dirlo a chiare lettere, scappa da situazioni che nessuno può neanche lontanamente immaginare e, con un tempismo da professionisti consumati, ecco le solite rappresentanze fascidiote di casapound e della Lega che si danno fare per aizzare chiunque, dalla casalinga al padre di famiglia al disoccupato allo spacciatore di quartiere (italiano da almeno sei generazioni) contro questi pericolosi soggetti, armati soltanto di sé stessi e di tanta disperazione.
E il giorno dopo, dai pulpiti di certi telegiornali biscionati (ma non solo), ecco le testimonianze impaurite e lacrimanti della casalinga, del padre del famiglia, del fascidiota di turno condannato per direttissima da questo “Stato ingiusto e tutto a favore dei migranti”, che affermano che gli esponenti delle forze dell’ordine sono stati rudi, hanno addirittura sollevato da terra delle donne che si erano sedute per terra a sbarrare la strada ai migranti, hanno spintonato, strattonato…
Risultato: nel Veneto la gggggente (con minimo tre “g”) s’è fatta “giustizia” da sola, bruciando materassi e altri suppellettili destinate all’accoglienza dei migranti, gettando a terra il cibo che doveva servire loro. Cose senz’altro degne di un paese, l’Italia, che un tempo ormai lontanissimo veniva descritto come una delle culle della civiltà. A Roma caput mundi, invece, per ora vince il buon senso e il senso dello Stato: il Prefetto, GIUSTAMENTE, ha messo in chiaro che non comanda casapound o i fascioleghisti, ma c’è un governo, ci sono delle regole, queste vanno rispettate e dunque i migranti vanno dove devono andare, piaccia o non piaccia.
E che tenerezza il Toti forzitaliota di turno, che ebbro di cavalcare l’onda mediatica, si sente in dovere di precisare che “il governo deve risolvere il problema degli sbarchi”. Siamo tutti d’accordo, caro Toti. E, allora, perché non scendi dalla tua “amata Liguria” verso le rive dell’Italia del sud e non intercetti qualche barcone di migranti e non chiedi loro se per favore non potrebbero tornare indietro, perché proprio per loro non c’è posto?
Infine, io abito in un paesello di 6000 anime, in provincia di Firenze, che ha accolto una dozzina di migranti, a cento metri da casa mia. Pochini è vero, si può fare di più. E danno così tanto fastidio che mi sono accorto della loro presenza grazie ad un articolo di un giornale locale che riferiva dell’invito a loro rivolto di partecipare ad un torneo di calcetto.
Le stesse rappresentanze fascioleghiste si sbracciano contro l’Europa dei Draghi e delle megere sotto mentite spoglie (leggi: Merkel) che vogliono succhiare il sangue ai greci. E, invece, di fronte alla disperazione di chi scappa da guerre, torture, soprusi, chiude gli occhi, anzi, s’inventano un nuovo sport nazionale, quello di bruciare materassi, lenzuola, distruggere anziché costruire.
No, non mi avrete mai. Io starò sempre dalla parte dei più deboli. SEMPRE.

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Little star ❤

Quanto mi manca questo lato di Madonna… ❤

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Domani è un altro giorno

Di tanto in tanto capitano giornate che sembrano messe lì dal karma, giusto per farti capire cose che spesso cerchiamo di ignorare.
Inutile dire che giornate di questo tipo non mi piacciono: ogni tanto, io, come tutti, come tanti, preferisco nascondere la testa sotto la sabbia, non vedere, far finta, andare oltre.
Insomma oggi è stata una di quelle giornate da oroscopo, di quelle che iniziano la mattina e già quando arrivano al tuo segno ti verrebbe voglia di tornare a letto e che invece sono giornate “fatte” e messe lì giusto per farti capire che fare il proprio dovere – e cercare di fare tutto come D*o comanda – può essere una prova, una sfida.
Ho fatto il mio dovere, almeno credo. In ogni caso, ci provo, sempre e comunque.
E domani è un altro giorno, no?

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BODYSHOP <3

With all these curves we might need
To have the breaks looked at
So pop the hood and see what’s good
I need a tune-up bad
My pressure’s low, I’m on a roll
But my transmission’s blown
I heard a thump, and then a knock

I hear you work at a body shop
I hear you work at a body shop

You can keep it overnight
You can do whatever you like
Working overtime
Working on the line

You can polish the headlights
You can smooth out the fender
You can start the ignition
We can go on a bender

Stuck to the seat, our body heat
What will you do with all this ass
Let’s shift the gears, get outta here
We’re stepping on the gas
We gotta bounce, we’re going fast
Let’s let the seat go back
You take the wheel
I’ll sit on top

I hear you work at a body shop
I hear you work at a body shop

You can keep it overnight
You can do whatever you like
Working overtime
Working on the line

You can keep it overnight
You can do whatever you like
Working overtime
Working on the line

Overheating the engine
Might be blowin’ a gasket
Tighten up the suspension
And you don’t have to ask it

I, I, I, I hear you work at a body shop
I, I, I, I hear you work at a body shop

I would drive to the ends of the earth for you
Jumpstart my heart you know what you gotta do
I would ride through the dark of the night with you
Cross my heart and hope to die it’s true

You can keep it overnight
You can do whatever you like
Working overtime
Working on the line

You can keep it overnight
You can do whatever you like
Working overtime
I’m gonna toe the line

I hear you work at a body shop
I hear you work at a body shop
Hear you work at a body shop
I, I, I, I hear you work at a body shop

Hear you work at a body shop

– questa si che è una canzone, bitch! 😉 –

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Studio aperto, le città più calde e i consigli contro il solleone

Ci siamo. Puntualmente, poco dopo il solstizio d’estate, studio aperto apre con le solite notizie sensazionali.

La Grecia vicina al default e strapazzata dalla BCE? Mafia capitale? Il terrorismo internazionale e lo stato islamico? La disoccupazione endemica? La ripresa che arranca?

Macché! Il meteo ovviamente: si comincia con un pò di sano terrore. “Le temperature arriveranno in certi luoghi ai 48 gradi centigradi”…”Si prevedono i pronto soccorso presi d’assalto”… “C’è già chi dice di aver visto la Madonna in cielo” e così via.

Poi, si passa ai consigli pratici per salvarsi dall’armaggheddon dell’estate. Solo studio aperto è in grado di salvarvi l’anima prima dell’apocalisse. E allora si va dal “bevete molta acqua” allo “state al fresco nelle ore più calde” fino ad un sorprendente “mangiate molta frutta e verdura” ed ad un inedito “indossate vestiti leggeri”.

E io, invece, nella mia ignoranza assoluta, avevo idea di andare a correre una maratona, con la tuta da sci, con partenza alle 13,30 e arrivo non prima delle 17,30, magari intervallando con qualche breve pausa per consumare vin brulé al sole accompagnato da polenta fritta e fagioli.

Grazie studio aperto, grazie. Come faremmo senza di te.

 

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