“Interstellar” versus “Uomo di Marte”

Ogni tanto mi piace leggere di fantascienza. Le mie scelte ricadono solitamente sui classici oppure su opere moderne che in qualche modo suscitano la mia attenzione.

Detesto però la fantascienza che non tiene minimamente conto della fisica e delle leggi della natura. Un esempio è quello scempio di film che è “Interstellar”, dove si violano TUTTE le regole della fisica, della natura o, semplicemente, della narrazione. Qualunque narrazione deve infatti produrre nel lettore/spettatore una “sospensione della realtà”: per fare ciò non si possono violare regole elementari, o anche leggi della natura che insegnano in quinta elementare. “Interstellar” per me è stato un’assoluta delusione… anche un bambino di dieci anni sa che con la tecnologia attuale non è possibile raggiungere velocità neanche paragonabili a quelle della luce, né tanto meno sarebbe possibile, né ora né mai (le leggi della fisica non cambiano nel tempo) avvicinarsi ad un “buco nero” o ad una stella di neutroni senza rimanerne uccisi già ad alcuni anni luce di distanza. Insomma, “Interstellar” sarebbe un buon film comico, peccato che è nato e si è presentato con ben altre pretese. La scena clou è quella in cui, ormai a bordo dell’astronave da qualcosa come ventun anni terrestri (ridotti a poche ore data la vicinanza con la stella di neutroni), la lei di turno vuole sacrificare l’intera missione per recuperare il tempo perduto con il suo amore inconfessato che si trova su un pianeta “lì vicino” dov’era stato a suo tempo inviato… Ovviamente all’atterraggio su quest’altro pianeta si scopre che non è invecchiato perché, molto saggiamente, si era autoibernato per qualche decennio… Assurdità su assurdità. Dove il film andava a parare si capiva subito: dopo una ventina d’anni, chi ti recluta la nasa per pilotare la navicella verso un “worm hole”? Ma ovviamente il nostro eroe che nel frattempo si era dato all’agricoltura e che viene imbarcato su due piedi senza bisogno neanche di leggere il foglietto delle istruzioni dell’astronave.

Morale della favola: un tempo i grandi film di fantascienza (vedi su tutti “2001 Odissea nello spazio”) avevano un certo rigore scientifico che li rendeva molto più coinvolgenti.. “Interstellar” al confronto è una cazzata galattica data in pasto al pubblico medio americano che probabilmente digerisce facilmente scemenze del genere.

Ecco, invece “Uomo di Marte” è un libro che qualunque appassionato di fantascienza dovrebbe leggere e proprio per questo motivo: licenze narrative a parte (altrimenti non sarebbe fantascienza ma un saggio sul pianeta Marte!) è assolutamente rigoroso nel ricostruire la vicenda di un astronauta abbandonato su Marte e di tutte le sue “invenzioni” per riuscire a sopravvivere fino al… finale 🙂 Ci si affeziona al personaggio e via via che si presentano i problemi tecnici e di sopravvivenza ci si trova inevitabilmente a fare il tifo per lui.

Consigliatissimo!!

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