Archivi del mese: luglio 2014

Un solo amore.

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Grazia, Graziella, il pregiudicato, Laretta, Brunetta e Grazie al catzo

Ieri, 18 Luglio 2014 è stato il giorno del giudizio universale, solo che non ce ne siamo accorti. O, meglio: la maggior parte degli italiani erano impegnati nelle loro incombenze quotidiane, tra far quadrare i conti e l’ultima puntata di “temptation island”, tanto per non perdere l’allenamento col trash di alta qualità.

Alle ore tredici, insomma, l’apocalisse. Da una veloce lettura del libro dell’Apocalisse, uno si aspetterebbe qualche sigillo spezzato, un angelo o due che scendono dal cielo, un meteorite impazzito, un drago a tre teste, eccetera.

E, invece, l’artefice dell’apocalisse versione 2014 è la Corte d’Appello di Milano, che alle ore 13 (subito dopo pranzo, senza pietà per i deboli di stomaco) assolve Silvio Berlusconi dalle accuse di concussione per costrizione e prostituzione minorile. Il ben noto processo Ruby, insomma.

La prima a prendere la parole, a fronte dell’annuncio della mondatura di tutti i mali del mondo, è l’eurodeputato Lara Comi, che twitta:

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Dall’altro della sua esperienze pluriennale e cultura giuridica, Laretta ci insegna che i processi fatti a Berlusconi non hanno senso, sono inultili, solo un inutile dispendio di denari pubblici (con cui si potrebbe, che so, allargare la platea del bunga bunga settimanale).

Tutti sanno che un processo, di primo grado o di appello, così come le indagini che portano al rinvio al giudizio, hanno come scopo proprio quello di accertare la verità dei fatti e stabilire se tali fatti integrino o meno un illecito. Non esistono “processi inutili”, cara Laretta, esistono processi con tutte le garanzie del caso (da voi forzitalioti puntualmente disconosciute non appena il giudice “osa mettere le mani” sul pregiudicato unto del Signore), il cui scopo è proprio quello di accertare come siano andate le cose. In un mondo da favola (o da incubo) come quello immaginato da Laretta, chi dovrebbe stabilire se un processo è inutile? Lei forse? Ma ci faccia il piacere.

Ovviamente, dimentichi del fatto che Silvio rimane, ahime, un pregiudicato a tutti gli effetti di legge, i nostri forzitalioti si stanno dando anima e corpo alla causa silviota, mettendo in moto la grancassa mediatica e ripescando dall’aldilà personaggi che credevamo di aver definitivamente salutato (un esempio per tutti, Giulianone). Ma d’altronde, questa è o non è l’apocalisse con tanto di giudizio universale a fare da corollario?

Lo scopo della grancassa mediatica è, adesso, far passare un messaggio: la Corte d’Appello di Milano ha assolto Silvio, dunque tutti i suoi peccati, peccatucci, ma anche gli illeciti penali sono mondati, un pò come il battesimo o l’agnello del Signore mediatico insomma.

Ed ecco, Laretta che si scatena sul twitter, come una novella Giovanna d’Arco che deve rilevare al mondo un messaggio divino, spalleggiata in questo da statisti della statura di Brunetta:

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Insomma, l’intento di questi personaggi è farci dimenticare tutto, a partire dal fatto che Berlusconi è un PREGIUDICATO per FRODE FISCALE, è imputato in un processo a Napoli per la vicenda della compravendita dei senatori ed è altrettanto imputato in un altro processo per la vicenda Tarantini… senza dimenticare che ancora devono essere rese pubbliche le motivazioni della sentenza di assoluzione e vedremo come queste stesse motivazioni saranno valutate dalla Corte Suprema di Cassazione, cui, si spera, la Procura vorrà fare ricorso.

In ogni caso, ci sono segnali allarmanti: il PD, ormai un partito affine a Forza Italia, plaude all’assoluzione, dimentico anch’esso del fatto che le riforme che stanno portando avanti, le stanno portando avanti con un PREGIUDICATO. I giornalisti paiono già celebrare ovunque la resurrezione di Silvio e la mondatura di tutti i suoi peccati… nessuno che nelle ultime 24 ore abbia gridato il fatto che il personaggio di Arcore è, ripetiamolo, un PREGIUDICATO CONDANNATO IN VIA DEFINITIVA PER FRODE FISCALE.

Da ultimo, Brunetta, non si sa se serio, scherzoso o sotto l’effetto di un paio di litri di Barolo, chiede la grazia per Berlusconi “come risarcimento danni per tutti quello che ha sofferto”.

Stiamo scherzando, vero? E il nostro Presidente del Consiglio, di fronte a questa serie di stronzate, che fa? Tace? 

 

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Shalom/saalam

Bombardare un orfanotrofio “per errore”. Come si può? Un popolo che ha subito l’orrore della shoah, come quello ebraico che è Israele, dovrebbe forse commettere tali errori-orrori? Certo è che, continuando così, le speranze di una coesistenza tra due popoli, quello palestinese e quello ebraico, si riducono sempre di più e credo che non siano state mai così lievi. Non ci resta che sperare. Certo che se le cose non cambiano in Medioriente, se ci si accontenta di arrivare ad una tregua e poi ad una “pace” precaria, nel giro di due anni saremo di nuovo di fronte all’ignominia dei bombardamenti.

La radice della parola ebraica “shalom” è la stessa della parole araba “saalam”, entrambe derivano da una comune radice semitica (“slm”, le vocali nelle lingue semitiche non vengono scritte, comprese ebraico e arabo). La stessa religione ebraica e musulmana hanno radici comuni, tant’è che sia la Torah che il Corano, così come la Bibbia, parlano di cose molto simili, di origini identiche, di ascendenze parallele e connesse. 

E, allora, perché tutto questo?

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The dome

“The dome”, per qualche strano motivo, era uno dei due libri di Stephen King che non avevo ancora letto (l’altro è “doctor sleep”, che sto leggendo).
Se dovessi condensare in una frase ciò che penso, sarebbe: buono l’incipit, meno buono il finale.
C’è da dire che, almeno da quel poco che ho visto, lo storyline del film Tv tratto dal libro non ha molto in comune con il libro stesso. E questo è un punto a favore del libro.

La serie TV mi ha annoiato intorno al decimo minuto del secondo episodio… però mi era rimasta la curiosità di leggere il libro. Detto, fatto.

Dicevo: l’inizio (e la storia fino a 3/4 del libro) è buona. Poi il tutto accelera in modo brusco e lascia un senso di fretta: si condisce la storia con un pizzico di mistero alieno, il cattivo cattivissimo di turno, lo psicopatico, ecc. Quindi gli ingredienti ci sono tutti, compreso il trio di ragazzini intelligentissimi che ha fatto la fortuna di tanti altri romanzi di King e che, però, qui viene un pò “sotto utilizzato”. Forse perché ci sono troppe storie aperte e personaggi da seguire?

Il finale poi si dipana troppo in fretta. E questo è, secondo me, il difetto più grande. Delineare un romanzo corale e poi risolverlo con un finale abbozzato, lascia un pò l’impressione che l’autore non sapesse come concludere e risolvere tutta la vicenda.

Lo consiglio? Si, anche se non è il migliore di King.

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Messiah

Io non posso aspettare ancora.

Tutte queste anticipazioni mi fanno uscire di matto.

La vecchia zia ❤ ha pubblicato su instagram uno stralcio delle parole di Messiah, che poi sarà una delle canzoni di punta del nuovo album.

 

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Il “nuovo” che arranca

Tutti ormai sanno della mostruosa gaffe, a suon di umorismo nero e vomitevole, che la “responsabile del movimento 5 stelle” Debora Billi ha partorito il giorno della morte di Giorgio Faletti.

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Diciamo subito che tutto ciò non può essere un caso, un incidente, una buccia di banana nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Viene da pensare che tutto sia stato gioiosamente architettato da quelle stupende intelligenze che frequentano il salotto rivoluzionario di Grillo sul web.

Insomma: scompare un arista poliedrico come Giorgio Faletti e viene naturale scrivere qualcosa o ricordarlo privatamente per qualcosa che si è visto, si è letto, si è ascoltato.

Invece la giovane webbista Debora (senz’acca) cinquestellata e alla prima esperienza (e via, così, a suon di alibi e scusanti) c’è proprio, pare, e che non ci faccia. Ammette di aver scritto una castroneria macabra e crede che il caso sia chiuso lì. In fondo loro, i cinquestellati discepoli di Casaleggio & Grillo s.r.l., sono gggiovani, inesperti, vogliono aprire tutte le scatolette che ci sono in Italia, come se fossero tonno riomare, e pazienza se a forza di forzare scatolette e barattoli si commettono cazzate come non se ne vedevano dai tempi d’oro del buffone pregiudicato.

Non basta chiedere “scusa”, scrivere sul social cool del momento “mi dispiace, non volevo, non lo rifarei, oddio che ho scritto”. Cara Debora, a cosa pensava quando ha scritto un bell’augurio di veloce dipartita per il Presidente della Repubblica? Scriveva il suo bel tweet con un sorrisetto e pensando “che risate che ci facciamo”? Pensava davvero che sarebbe risultata simpatica a qualcuno se non ai nuovi centrifugati di cervello?

Vergogna. Ecco quello che doveva scrivere: Vergogna per me.

 

 

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Il gattopardo, il pregiudicato e tutti i complici

Qualche sera fa stavo facendo zapping in preda alla noia più tremenda del Giovedì sera. Capito inavvertitamente su la7, dove un noto conduttore televisivo, Alan Friedman, intervistava lo statista pregiudicato di Arcore per il suo programma “Ammazziamo il gattopardo”, basato, pare, su un suo libro, “Ammazziamo il gattopardo” appunto, dove, in pieno stile CONSPIRACY THEORY, si teorizza un’alleanza sciovinista-giudaico-nazionalista-bancario-interventista-avventista-comunista-aliena per mettere fuori gioco il sopra menzionato statista pregiudicato.

E, fin qui, niente di così clamoroso. Una mummia che risponde a delle domande preconfezionate, precompilate e sterilizzate adeguatamente, in modo che il nostro eroe – seppur pregiudicato – possa far la sua figura.

Ad un certo punto, però, Alan Friedman, galvanizzato dalla presenza dell’ex unto del Signore e prossimo agli altari – spara una domanda, con tanto di “r” ben arrotondata e accento yankee ben collaudato:

“Prrresidente Berluskoni, quali sarebbero le prime tre cose che farebbe un suo ipotetico governo?” (molto ipotetico, aggiungo io, per fortuna nostra).

Parte il copione, il ciak è buono, e il nostro statista pregiudicato risponde:

“La prima cosa che farei, se mi consente, è fare tutto il contrario di quello che sta facendo il governo del PD. Innanzitutto, per far ripartire l’economia, occorre rilanciare il settore edilizio e le costruzioni…[il disco ormai è rotto n.d.a.] … vede, Friedman, io ho costruito tre città che sono ancora oggi visitate dai maggiori architetti del mondo [forse per imparare dagli errori fatti in passato? n.d.a] e, invece, il PD che fa? … il PD blocca tutto con un disegno di legge [purtroppo, non tutti sanno che un disegno di legge non impone niente a nessuno… è come uno schizzo per un dipinto] e da ora in avanti si potrà costruire solo dove già esistono degli immobili… non si potrà mai più costruire su terreno ancora non edificato…”

A parte l’ennesima sciorinatura di CAZZATE che lo statista pregiudicato mette in fila, la cosa veramente fuori dalle righe, che mi fa proprio salire la bile a livelli da ricovero coatto, è la faccia e l’espressione del giornalista (glielo concediamo?), il quale viene ogni tanto ripreso dalle telecamere. Quasi come se si trattasse di un’intervista vera, insomma.

In questi impietosi passaggi si vede il giornalista che annuisce, approva, sorride al suo grande statista-ex-unto-del-Signore-prossimo-agli-altari. Manca solo un filo di bava a lato della bocca.

Ora, un giornalista meno imbambolato (mettiamola così) avrebbe incalzato l’interlocutore. Gli avrebbe fatto notare che quella roba strana che si chiama CONSUMO DEL TERRITORIO è roba assai seria, che in passato, proprio perché la parola d’ordine era COSTRUIAMO DOVE CI PARE E CHI SE NE FREGA DELLE CONSEGUENZE, ha portato ai disastri del territorio che sono sotto gli occhi di tutti.

Qualcuno ricorda le alluvioni che, puntualmente, a scadenze ormai in calendario, colpiscono l’intero territorio della penisola? O qualcuno pensa che sia una punizione divina perché gli italiani hanno infine rinnegato l’ex unto del Signore?

Costruire all’inverosimile, consumare – letteralmente – il territorio, ignorare il dissesto idrogeologico solo per costruire robe tipo Milano 25, a chi merita? Chi ne trae vantaggio?

Queste sono le domande che un giornalista avrebbe posto ad un ex Presidente del Consiglio. Invece, siamo in un Paese, dove conta talmente tanto l’apparire che si piega la realtà a vantaggio dei soliti noti: in questo caso, da un lato un pregiudicato che sogna di tornare a dirigere i destini di un Paese e dall’altro un giornalista che deve dar fuoco alle micce di un libro che, forse, non ha venduto ancora abbastanza.

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Zacinto

Né più mai toccherò le sacre sponde
ove il mio corpo fanciulletto giacque,
Zacinto mia, che te specchi nell’onde
del greco mar da cui vergine nacque

Venere, e fea quelle isole feconde
col suo primo sorriso, onde non tacque
le tue limpide nubi e le tue fronde
l’inclito verso di colui che l’acque

cantò fatali, ed il diverso esiglio
per cui bello di fama e di sventura
baciò la sua petrosa Itaca Ulisse.

Tu non altro che il canto avrai del figlio,
o materna mia terra; a noi prescrisse
il fato illacrimata sepoltura.

(Ugo Foscolo, “A Zacinto”)

Inutile dire che mi sono fissato con questo posto.
Vorrei andarci.
Vorrei perché devo aspettare. Quest’anno la vedo proprio dura… e gli dèi sanno se non ho bisogno davvero di una vacanza.
E’ che ci sono cose che accadono e che incatenano alla vita ordinaria. E questo, per me, è uno di questo periodi.
Emanuele

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