Regali, regalini, regaloni, regalucci.

Come tutti gli anni, quando dicembre arriva posso facilmente prevedere gli eventi ordinari della mia vita.

Comincio a svegliarmi la mattina (bugia), o qualche volta ad orari random, e mi chiedo: “cosa regalare quest’anno a quella tal persona?”, oppure: “ma è proprio necessario?”. La risposta alla seconda domanda è che, no, non è proprio necessario, è proprio obbligatorio.

Puoi anche andare a destra e a manca a dire, enunciare, suggerire “ma perché quest’anno non ci facciamo degli splendidi auguri a cena tutti insieme e niente regali?”.

La risposta a quest’altra domanda è proprio scontata: la cena degli auguri è pura utopia. Provate a mettere d’accordo per una cena, per la data della cena, per il tipo di ristorante-pizzeria, per la compagnia (c’è sempre chi non sopporta chi e chi proprio “no, se c’è tizio non vengo, non te ne offendere, ma proprio non ce la faccio”).

Il risultato è che mi ritrovo al nastro di partenza per la corsa al regalo. E accade un altro strano fenomeno: nei giorni in cui avrei bisogno della collaborazione della corteccia celebrale nello sforzo di individuare il “pensiero” adatto, ecco che arriva il boicottaggio delle sinapsi. Niente, buio completo.

Vago da un mercato ad un centro commerciale con un inizio di panico, visto che il 24 dicembre arriverà comunque, non serve chiudere gli occhi o strappare e mangiare il calendario.

E, ovviamente, la vita sa anche essere ironica: nei mesi da gennaio a novembre mi vengono milioni di idee, che puntualmente annoto in miliardi di post-it immaginari.

Poi, all’incirca 21 giorni prima del Natale, i post-it vengono cestinati e riciclati e non c’è niente da fare.

Fatto sta che con cadenza da anniversario, ogni 24 dicembre alle 19,59 mi manca sempre un regalo, magari quello a cui avrei dovuto pensare per primo.

Ma se ce ne andiamo tutti a cena e ci scambiamo gli auguri? Che poi tanto arriva sempre il malcapitato che “lo so che non dovevo, ma ti ho fatto lo stesso un regalo” e allora scopri che tutti, me compreso, hanno avuto la stessa pensata che, in altro contesto, sarebbe ammutinamento.

Il bello del Natale, insommma 🙂

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