Archivi del mese: dicembre 2013

Regali, regalini, regaloni, regalucci.

Come tutti gli anni, quando dicembre arriva posso facilmente prevedere gli eventi ordinari della mia vita.

Comincio a svegliarmi la mattina (bugia), o qualche volta ad orari random, e mi chiedo: “cosa regalare quest’anno a quella tal persona?”, oppure: “ma è proprio necessario?”. La risposta alla seconda domanda è che, no, non è proprio necessario, è proprio obbligatorio.

Puoi anche andare a destra e a manca a dire, enunciare, suggerire “ma perché quest’anno non ci facciamo degli splendidi auguri a cena tutti insieme e niente regali?”.

La risposta a quest’altra domanda è proprio scontata: la cena degli auguri è pura utopia. Provate a mettere d’accordo per una cena, per la data della cena, per il tipo di ristorante-pizzeria, per la compagnia (c’è sempre chi non sopporta chi e chi proprio “no, se c’è tizio non vengo, non te ne offendere, ma proprio non ce la faccio”).

Il risultato è che mi ritrovo al nastro di partenza per la corsa al regalo. E accade un altro strano fenomeno: nei giorni in cui avrei bisogno della collaborazione della corteccia celebrale nello sforzo di individuare il “pensiero” adatto, ecco che arriva il boicottaggio delle sinapsi. Niente, buio completo.

Vago da un mercato ad un centro commerciale con un inizio di panico, visto che il 24 dicembre arriverà comunque, non serve chiudere gli occhi o strappare e mangiare il calendario.

E, ovviamente, la vita sa anche essere ironica: nei mesi da gennaio a novembre mi vengono milioni di idee, che puntualmente annoto in miliardi di post-it immaginari.

Poi, all’incirca 21 giorni prima del Natale, i post-it vengono cestinati e riciclati e non c’è niente da fare.

Fatto sta che con cadenza da anniversario, ogni 24 dicembre alle 19,59 mi manca sempre un regalo, magari quello a cui avrei dovuto pensare per primo.

Ma se ce ne andiamo tutti a cena e ci scambiamo gli auguri? Che poi tanto arriva sempre il malcapitato che “lo so che non dovevo, ma ti ho fatto lo stesso un regalo” e allora scopri che tutti, me compreso, hanno avuto la stessa pensata che, in altro contesto, sarebbe ammutinamento.

Il bello del Natale, insommma 🙂

Annunci
Categorie: Uncategorized | Lascia un commento

Re Artu’, Lancillotto, Ginevra, Merlino, Thomas Malory e la strana ossessione.

Premetto che sono sempre stato un vero appassionato di storia antica. Conosco la storia delle trenta dinastie (qualcuno direbbe 31) faraoniche, mi diverto a scrivere e leggere nella lingua dei faraoni, conosco la storia ebraica, mi diletto con gli etruschi, i romani, l’arte e il pensiero greco. Per non parlare di Assiri, Babilonesi, Persiani. L’Iliade e l’Odissea le ho lette anche se nessuno me lo ha mai imposto. “Civiltà sepolte” di Ceram è sempre stata la mia Bibbia (che giustamente mi porto dietro sul kindle).

Ho studiato giurisprudenza, ma la mia vera e antica passione è la storia.

Il medioevo, no. Troppo recente, troppo corrotto, troppo poco distante da me. Non mi aveva mai appassionato.

Poi, qualche tempo fa, mi capita di leggere un libro che più che altro inizio per distrarmi: “The once and the future King” di T.H. White. 

Tanto per essere chiari: non è un libro di storia. E’ la “riscrittura” in chiava moderna, ironica, acuta, della leggenda e delle gesta di un Re forse mai esistito e dei suoi cavalieri. Re Artu’.

Chi non ha mai visto “La spada nella roccia”? Ecco, quello è direttamente tratto dal libro di White.

Ovviamente ho letto anche il libro da cui White ha tratto gran parte dei fatti narrati: “La mort d’Arthur” di Thomas Malory. Per chi vuole capirci qualcosa nel ciclo delle leggende legate a Re Artu’ e ai cavalieri della Tavola Rotonda… ecco, direi che è un buon punto di partenza.

Questi testi hanno una forza evocativa fuori dal comune: finisci ad immaginare il medioevo, le “giostre” dei cavalieri, le armature, l’architettura romanica e poi gotica. Insomma, da lì son scivolato sul medioevo, l’ho preso sul serio e mi son letto “Storia dell’Europa medioevale” di Pirenne, che parte dalla caduta di Romolo Augustolo e arriva, passando per i Merovingi, le crociate, il sacro romano impero, i papi, fino al rinascimento (e non è affatto noioso, anzi).

Tra l’altro, aprirsi alla storia ti fa comprendere anche come molte cose siano “cicliche”. Ne “La mort d’Arthur” si parla, ovviamente, anche della ricerca del Sacro Graal da parte dei cavalieri della Tavola Rotonda. Nel libro il Graal viene descritto come un recipiente, un vaso con due manici, ed è qualificato come la coppa che ha raccolto il sangue del Cristo. Viene anche fatto intendere che “la ricerca del Graal” è una ricerca interiore, che ogni uomo/donna è chiamato a fare e che può fare, se solo  vuole conoscere quello che davvero si nasconde nel “cuore”. Il Graal non è altro che il “cuore” dell’uomo.

E gli egizi, sarà un caso, disegnavano il cuore umano (“ib”) come un vaso con due manici.

Tutto torna, come in un circolo.

Categorie: Uncategorized | Lascia un commento

Blog su WordPress.com.