Twenty and still fresh.

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#ThePost

Film interessante e coinvolgente, quanto complesso. In fondo, è il tema ad essere complesso e – straordinariamente – attuale: la libertà di stampa e il rapporto con il potere politico. Inevitabile fare un parallelo tra l’America di Nixon e quella di Trump: le similitudini sono evidenti e sotto gli occhi di tutti e credo che questo film e il momento in cui viene realizzato non siano esattamente casuali.

Spielberg ha fatto un lavoro magistrale e gli attori – Maryl Streep in primo luogo – un lavoro superbo.

La prima parte è più complessa e richiede più attenzione, la seconda scorre invece più veloce e prende un ritmo più deciso.

Notevoli le ricostruzioni degli ambienti e dell’epoca del 1971, a cominciare dalle acconciature, dai costumi fino agli interni.

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Io ti aspetto.

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Call me by your name (again) – warning: a little spoiler

Mercoledì sera ho visto il film di Guadagnino. Ho visto il film solo dopo aver letto il libro di Aciman (che ho trovato notevole). Inevitabile fare un confronto, no?

Il film è molto bello, perché – diciamolo- è molto intrigante la storia, resa cinematograficamente in modo molto simile al libro. Molto simile, ma non identica. Alcune differenze mi hanno lasciato un pò spiazzato: l’ambientazione diversa, anzitutto. Il libro è un elogio anche del mare della Liguria, dell’estate, della salsedine, della spiaggia. Qui l’ambiente è la campagna lombarda intorno alla città di Crema. La scelta in sé non è poi così male, però ammetto che il mare ha per me un fascino tale che lo infilerei in ogni storia. Poi ci sono alcuni personaggi costruiti in modo diverso e ce n’è uno mancante… che forse per la storia tra Oliver e Elio non era assolutamente necessario, ma alla fine invece si rivela un personaggio chiave. Ovviamente non posso dire quale personaggio scompare nella trasposizione cinematografica e perché fosse importante, perché magari c’è chi il libro lo vuole leggere.

Bergamo invece di Roma: nel libro i “tre giorni” che Oliver e Elio passano fuori casa li trascorrono a Roma. Al cinema, Bergamo. Ora, con tutto il bello che ci può essere a Bergamo, Roma (e la magia di una festa, di una cena in una – molto magica – notte dell’estate romana) non ha rivali. Però (al cinema) questa pecca è almeno in parte colmata dalla sequenza in cui Elio e Oliver vanno in montagna e gridano i loro nomi contro l’eco… La scena più bella del film, a mio parere.

Il finale. Qui sono rimasto un pochino deluso dal film. Nel libro, il finale prende un intero capitolo e si sviluppa negli anni successivi all’estate, cinque anni dopo… nove anni dopo… quattordici anni dopo… vent’anni dopo. Nel film c’è una scena “finale” molto toccante in cui tutto si conclude. Non posso scrivere quali sono le differenze, posso solo dire che nel libro, per la fine dell’anno, Oliver torna effettivamente a casa di Elio, mentre nel film il tutto viene trasformato in un (bellissimo) dialogo al telefono.

In definitiva, il finale – nella sostanza – è lo stesso. Non c’è nessun finale alternativo. Solo che nel libro è più complesso. E, secondo me, più prezioso da leggere.

Credo che il film valga non solo essere visto, ma anche essere visto una seconda volta. Ugualmente, passato un pò di tempo, mi troverò a pensare leggendo le pagine di una storia straordinaria.

Straordinaria per due motivi. Perché ti fa pensare. E perché – se glielo lasci fare – forse riesce a cambiare qualcosa.

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Giano (o meglio Culsans)

Ciao Gennaio!

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Cor Cordium

Non si tratta del film (che non ho ancora visto) ma del libro, che ho finito di leggere giusto ieri sera.

Inizio subito scrivendo a chiare lettere che come romanzo meritava sicuramente di essere “scoperto” prima, a prescindere dal film di Guadagnino, e così il suo autore (almeno a giudicare da questo e da qualche critica di altri racconti che ho letto qua e là e che probabilmente leggerò).

Il libro è diviso in quattro capitoli: ciascuna di essi racconta una fase della storia tra Elio e Oliver, dall’arrivo di quest’ultimo nella casa delle vacanze della famiglia di Elio, fino all’epilogo, anni e anni dopo.

Il primo capitolo si fa un po’ fatica a leggerlo: l’autore qui non segue una cronologia stretta, ma è un pieno di digressioni, di “fast forward”, di momenti temporalmente diversi, raccontati in connessione l’uno all’altro a seconda della “necessità”. Non che sia uno stile che non mi sia piaciuto, ma c’è una sorta di attesa insopportabile che si trasmette a chi legge. E, chissà, forse era davvero questo l’intento.

Dalla seconda parte in poi questo stile viene sostanzialmente abbandonato e la storia si dipana secondo una ordinaria cronologia.

Non so se il film segue la stessa ambientazione e la stessa narrazione del libro, ma devo dire che nel libro tutto è davvero perfetto: l’estate, il mare ligure, i cieli stellati, le colline (anzi, la collina)… I personaggi: tutti molto curati, cesellati. In certi punti mi ha ricordato “La Spiaggia” di Cesare Pavese, anche se il tema non è lo stesso. O forse si?

Giusto, qual è il tema? C’è un passaggio che mi è rimasto particolarmente impresso ed è quello in cui Oliver svela a Elio le parole da lui scritte dietro ad una vecchia cartolina: “Cor Cordium”, dedicate proprio a Elio. Il “Cuore dei Cuori”. Non so se sono riuscito a coglierne appieno il significato, ma forse l’intento era quello di dire che se anche il tempo passa, se anche le vite dei protagonisti si allontanano da quell’estate perfetta, quella stessa estate perfetta resterà sempre il “cuore dei cuori”.

[aggiunto dopo] No, mi viene in mente un’altra scena: quella del dialogo tra Elio e suo padre, che gli dice, più o meno, attento Elio, che a sforzarsi di non provare niente si soffre ugualmente e, alla fine, se ne esce completamente svuotati e “in bancarotta” a trent’anni. Ecco, questo è il “cuore dei cuori”.

Non dico nulla sul finale. Diciamo che raramente un libro è riuscito ad essere così evocativo da farmi venire gli occhi lucidi. Questo ci è riuscito e più di una volta.

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metro 2033 universe

Qualche mese fa mi capitò tra le mani (“virtuali”, perché stavo guardando le versioni per kindle) un libro con una trama di copertina piuttosto curiosa. Si trattava di “Metro 2033” di un certo Dmitry Glukhovsky: l’epopea dei resti dell’umanità, nell’inverno nucleare moscovita, all’interno delle stazioni della metropolitana. Protagonista un ragazzo di una stazione minore, Artyom, che deve compiere una particolare missione, per salvare la metropolitana. Sono rimasto colpito – piacevolmente – dall’atmosfera (alquanto claustofobica e da ultima stazione, appunto), dalla lotta dei resti dell’umanità per la sopravvivenza, dalle questioni filosofiche sollevate nel corso della storia. Preso dalla storia, ho preso i due sequel (“Metro 2034” e “Metro 2035”) dello stesso autore, che portano la storia di Artyom e di altri personaggi della saga ad un punto di svolta (lasciando sperare, forse, in una continuazione). A questo punto ero folgorato, un pò come mi era capitato prima coi sei romanzi del Trono di Spade. Ho scoperto che questo autore in patria era molto conosciuto, proprio per la saga di Metro 2033, ma anche perché aveva dato vita ad un vero e proprio “universo letterario”, dove altri scrittori potevano cimentarsi per raccontare dal loro punto di vista geografico le sorti dell’umanità nell’universo del 2033. In Italia, Tullio Avoledo (un altro autore tra i miei preferiti, per “L’elenco telefonico di Atlantide”) aveva scritto “Metro 2033 – Le radici del cielo” e il sequel “La crociata dei bambini”). E direi che ha fatto centro, li ho divorati in pochi giorni.

Per chi fosse curioso di saperne di più, può cliccare qui.

Io mi appresto a spostarmi a San Pietroburgo, per sapere come se la cavano da quelle parti nel 2033…

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#GiornataDellaMemoria

Oggi e tutti i giorni.

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A great big world

Questo, benché sia uscito nel 2015, è il primo album che salverei di questo 2018. Ho scoperto questa band – “a great big world” – circa un anno fa grazie ad una canzone dall’album precedente (“Is anybody out there?”), “Say Something”. Da allora mi sono affezionato. Se il primo album è piacevole, questo (“When the morning comes”) è un piccolo capolavoro, con certe tracce davvero ben confezionate, come si faceva con le canzoni pop un pò di tempo fa. Non vedo l’ora che pubblichino qualcosa di nuovo, io sarò ad aspettarli.

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Ella e John

Visto sabato sera. Molto bello. Crudo senza essere troppo crudo. Il finale lascia un brivido. Certi passaggi troppo sottolineati, altri forse troppo poco. Loro molto molto bravi. Helen Mirren, come al solito, quasi perfetta. Nel complesso un film che mi ha colpito, visto che mi è capitato di ripensarci nei giorni successivi.

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